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LE VOCI GLOBALI AL FESTIVAL

Bernardo Parrella, coordinatore di Global Voices in Italiano, ci parla di un nuovo progetto al via (Voci Globali) e degli sviluppi del citizen journalism.

Finalmente le voci globali arrivano anche in Italia. Siete diventati partner de LaStampa.it, ma i quotidiani italiani faticano ad entrare nel nuovo mondo del citizen journalism?

Faticano, e non poco, direi soprattutto per la tipica lentezza nostrana nell’abbracciare il cambiamento in generale e in ambito strettamente mediatico per l’altrettanto tipica abitudine a procedure 'top-down', dove sarebbero solo i professionisti dell’informazione a poter informare il cittadino ignorante, e ciò stride ancor più anche rispetto alla scena europea, dove già in Spagna e Francia i citizen media sono assai più presenti e apprezzati da tempo, incluse commistioni con testate tradizionali.
È pur vero però che negli ultimi tempi si sono finalmente aperte delle brecce, anche per rispondere alla dilagante crisi del giornalismo tradizionale, con blogger variamente ripresi (e finanche assunti) dai quotidiani italiani, rilanci su settimanali e siti web, oltre ovviamente alla vivace scena online in senso stretto. Il progetto 'Voci Globali' vuole quindi proporsi come ulteriore contributo lungo la strada ormai obbligata dei 'giornalismi possibili', delle contaminazioni trasversali tra individui, testate, organizzazioni e strumenti rese possibili dall'onda digitale. Il punto complessivo è coinvolgere in maniera sempre più diretta e interattiva persone e realtà italiane nella conversazione globale odierna.

Parlami delle vostre voci globali, perchè proprio questi blog? c'è un disegno unitario nella scelta di determinati blog, paesi, argomenti?

Estendendo al meglio il modello di Global Voices Online e usando i riferimenti dei suoi vari collaboratori, per 'Voci Globali' abbiamo scelto inizialmente 25 blog rappresentativi delle varie regioni-continenti del mondo e centrati su temi d’attualità. In gran parte sono però poco noti a pubblico e testate nostrane, e anzi tralasciamo appositamente gran parte del mondo occidentale, Europa e Usa inclusi, dove già esistono un’abbondanza di canali ed opportunità comunicative. Ci sono, ad esempio, Afghan Women's Writing Project, Registan, Teeth Maestro (Asia), Talk Morocco e Urshalim (Medio-oriente), Blog de Viajes e Periodismo de Paz (Sudamerica), Congogirl, Blacklooks e Fakosan (Africa), Repeating Islands (Caraibi), oltre a vari blog personali quali Ethan Zuckerman, Juliana Rotich, Rebecca McKinnon. L'idea è evitare la trappola dei 'blogger famosi' (che è anche una contraddizione di termini) per provare piuttosto ad ampliare e approfondire la portata delle molte voci indipendenti online, non filtrate e in presa diretta, che offrano rilanci intelligenti e stimolanti, privilegiando un approccio 'glocale'.
Pubblicando almeno un post al giorno in italiano, tradotto da varie lingue oltre l'inglese, l'idea è altresì quella di andare oltre il ricorso ai citizen media solo in caso di eventi di risonanza mondiale (tipo il terremoto ad Haiti o il Movimento Verde iraniana), quando cioè i media tradizionali non possono da soli informare adeguatamente nè stare al passo con i rilanci del social network in loco. Vogliamo cioè offrire uno spaccato del fluire quotidiano di tali situazioni 'glocali', onde ampliarne e legittimarne l'importanza nel contesto normale di un'informazione sempre più dinamica per natura. Non a caso, oltre che come rubrica fissa, i post di 'Voci Globali' vengono regolarmente ripresi nella sezione esteri de LaStampa.it, di fianco a notizie più tradizionali, e alcuni verranno pubblicati settimanalmente anche sull'edizione cartacea (ad esempio, domenica 21 febbraio c'e' l'intero post sulle "Biblioteche ambulati nel terzo mondo"). Ovviamente e' un progetto in divenire continuo, con i necessari aggiustamenti anche rispetto ai blog internazionali seguiti, mentre il materiale e' rilasciato sotto licenza Creative Commons e aperto ai commenti dei lettori online, oltre che a ogni suggerimento (questa l'email: vociglobali@lastampa.it).

È un giornalismo completamente diverso dalle statiche testate che siamo abituati a conoscere e va al di là di ogni possibile giornalismo oggettivo anglosassone. Non c'è dubbio che sarà il futuro dell'informazione, forse unica speranza per i giovani di entrare in qualche redazione. Oppure i vecchi giornalisti tradizionali sapranno reinventarsi?

Esatto: qui dinamismo e fluidità sono le parole d'ordine, con l'annessa e super-necessaria ricontestualizzazione del concetto stesso di "oggettivita' giornalistica", ormai obsoleto e inadatto a spiegare e intervenire sulla realtà quotidiana. Certo, la speranza è che queste dinamiche possano integrarsi in maniera intelligente e creativa, cosa non sempre possibile sia per il rumore che innegabilmente gira in Rete sia per certe resistenze dei "professionisti". Ma di certo la globalizzazione digitale (nelle sue caratteristiche positive in tal senso) va rivelando un esercito di persone - entusiaste, capaci e motivate in ogni angolo del pianeta - disposte a rimboccarsi le maniche per dar finalmente vita a quel villaggio globale già delineato da Marshall McLuhan negli anni '60, seppur in modalita' un attimo diverse. E trattandosi in maggioranza di iniziative volontarie e non-profit, altro aspetto cruciale del giornalismo partecipativo, ovvio che i giovani siano in prima fila - ma qui c'e' spazio per tutti e anzi vanno condivise al meglio le rispettive competenze, tenendo bene a mente che l'importante e' rimanere giovani nel cuore e nella mente, non certo sul passaporto.

Di Serena Schiavone


Pubblicato il 22/2/2010 alle 10.33 nella rubrica diario.

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