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23 aprile 2010

Vento di speranza: gli ‘amici’ dei giovani giornalisti

 

Tra le tante cose che si potevano dire a favore di noi aspiranti, illusi, giornalisti o “scribacchini”, Gianni Mura ha detto quelle più vere. Provocato da un sarcastico e pungente, ma anche amichevole Smorto (coo-direttore della Repubblica), sulla situazione in Italia delle giovani promesse della “macchina da scrivere”, ha risposto “Se non hai una raccomandazione non vai avanti; puoi essere bravo quanto ti pare ma, qui in Italia, rimani sempre allo stesso punto”. Questa è una realtà che in molti conosciamo e che condividiamo, chi da più anni chi da meno, ma che nessuno hai mai ascoltato seriamente quando è stata esplicata. Non cambieranno le cose le parole di Mura ma, come una brezza estiva, rincuorano in qualche modo: se se ne è reso conto un giornalista come lui, forse ce ne sono altri; e tanto basta per continuare a battere su questa macchina da scrivere digitale. Ma non è solo Mura a spezzare una lancia a favore di chi non può attraversare la soia dei mass media. Confortante è anche il workshop di Olivieri Toscani “Il giornale che vorrei”. Un luminare per molti fotoreporter, ma anche un tramite tra il giornalismo di stampa e quello d’immagine. “Odio i computer, più di tre mi danno fastidio”: sembrerebbe una frase di chi non vuole progredire verso un nuovo modo di raccontare; ma in realtà ‘Il Toscani’ è un rivoluzionario, lascia grande spazio alla gioventù e ad un modo unico di fare notizia: le immagini raccontano la realtà, ma quella più naturale e a volte divertente, senza scadere nell’oblio dei soliti argomenti. Lui crede nei giovani e fonda il proprio giornale, “Colors”, prendendo aspiranti inediti e spedendoli a fare foto, a commentarle e a ricercare ‘pezzi’. Un sognatore, ma che regala una speranza a tutti noi.  Altra alternativa che  viene in mente è quella di cambiare stato dove cercare un qualche tipo di prospettiva; ed ecco che l’occasione viene proposta su un piatto d’argento: andare in America. Sarebbe possibile, tranne per il piccolo fatto che gli stati uniti sono avanti a noi anni luce e, per loro, fare il giornalista vuol dire saper far tutto. Lo spiega Stefano Valentino, italiano doc, giornalista da diversi anni e oramai al passo con il nuovo giornalismo (tutto sul web). Illustra come il futuro del giornalista non è da ricercare nella solita stampa ma nel web, e come in internet non si debba più aspirare al modo canonico di fare notizia ma usando una nuova metodologia chiamata Web 2.0. Spiega le modalità, le affinità con il lavoro ‘classico’ e soprattutto che a Berkeley, come in America, chi vuol diventare giornalista, deve anche imparare a usare il computer come un programmatore. Insomma quello che rimane di questa giornata, alla fine, sono parole tristi per un futuro che già appariva buio, ma in qualche modo lasciano anche una strana sensazione che implica il continuare a scrivere, con la speranza che in Italia, in America o in qualsiasi altro mondo (virtuale o non), esista ancora un posto e un tempo dove si possa continuare a battere su questi tasti.
Abramo Chiccarelli    

 

 




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22 aprile 2010

Impressioni d'aprile

Ieri, martedì, l’arrivo a Perugia con una mia amica e il mio zaino. Roma Perugia sono vicine, due ore e mezza di bus, ma Perugia è un altro mondo. Mi ha accolta il “Piazzale dei partigiani”: assolato e deserto, con gente che aspettava qualcuno e che ha sciolto le sue attese in un abbraccio. Ieri ci si riconosceva per i cartellini rossi al collo, oggi le facce ci sono già più familiari. Ieri c’era una sorta di paura di chiedere e di domandare, oggi è un aiutarsi vicendevole. Ieri con lo zaino pesante ho cavalcato la scala mobile che attraversava le viscere di Perugia. Come a bordo di un tappeto voltante mi sono ritrovata su un magnifico , nel centro di Perugia, proprio di fronte al Brufani. Ieri incontro di benvenuto e silenzio di circostanza. Adesso qui è un vorticoso rincorrersi di tentativi di connessione e un battere quasi schizofrenico di polpastrelli sulla tastiera. Oggi Cominciano gli incontri e gli appuntamenti. Tanti gli incontri. Noi cominciamo a provare nuovi mezzi come la radio, la tv, i web magazine. Proviamo ad inventarci nuove maniere per allargare la portata del Festival. Buona partecipazione attiva, virtuale ed inter-attiva!
Teresa Manuzzi




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22 aprile 2010

Per 5 giorni Perugia è patria della comunicazione

Da buon perugino, Corso Vannucci ha un significato storico e sociale per me: sono cresciuto facendo mille volte quel percorso, ma sempre in situazioni differenti. Per la prima volta ieri mi sono ritrovato a solcare ancora quelle pietre di basalto in cerca della “via del giornalismo”. Ora non so se tale si può considerare per tutti coloro che, come me, partecipano come volontari al Festival Internazionale del Giornalismo; ma sono certo che quelli che oggi hanno saltato da una conferenza all’altra facendo interviste, ascoltando argomenti seri, partecipando a dibattiti sui più disparati problemi e facendo miliardi di foto, si sono resi conto della grande opportunità offerta ad una città come “Augusta Perusia”. Alla fine gli argomenti di spicco sono sempre i soliti, ma è il come vengono affrontati che distingue queste cinque giornate da tutto quello che si legge nei giornali o si vede negli altri mezzi di comunicazione. Ne è stato un esempio Myrta Merlino: grande economista, giornalista attenta e soprattutto con una dialettica molto comprensibile, anche per un profano come me. Tanto comprensibile che ci ha fatto capire a tutti che l’Italia è, non solo in crisi, ma in via di peggioramento e che è possibile un declino ancora più profondo. Naturalmente la Melino ha suggerito anche delle soluzioni, ma non ha nascosto il timore che questi suggerimenti siano solo parole al vento. Altro intervento, che in molti forse non hanno considerato all’altezza, è stato quello di Oliviero Beha: “Il Calcio, Le Pagine Sportive, Il Racconto Di Una Generazione”. Insieme a Gianni Perrelli, noto scrittore, giornalista dell’Espresso e ancor prima del Corriere Dello Sport e grande voce di un'Italia fatta di reportage, hanno creato quell’ambiente che in pochi si aspettavano di vedere in questo evento: un dibattito senza peli sulla lingua dagli scandali del calcio ai problemi istituzionali degli ultimi tempi. D’altronde da due grandi giornalisti come loro si poteva pretendere di meno? Per concludere la giornata in leggerezza, uno potrebbe pensare di andare a vedere Luca Valtorta, direttore di “XL”, e la sua amica Carmen Consoli che fanno una “chiacchierata”; ma anche li, dopo dei simpatici aneddoti sulla gioventù e sulla figura paterna, si parte per un viaggio tra i problemi dell’Italia, dall’impatto non proprio positivo della cosiddetta ‘trash tv’, per passare poi alla pedofilia, alla mafia e a tutto ciò che c’è di poco ‘puro’ nel “Bel Paese”. Ecco cosa ha portato il festival a Perugia: chiarezza, intelligenza e gente che non ha paura di parlare, nel bene o nel male. Certo questi tre esempi sembreranno meno di rilievo davanti a conferenze come quelle di Concita De Gregorio, Bill Emott e Gad Lerner , ma in realtà sono solo un volto più nascosto di quel giornalismo italiano che non vuole piegarsi. 
Abramo Chiccarelli




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20 aprile 2010

Anteprima Festival

l Festival Internazionale del Giornalismo 2010 (o International Journalism Festival che fa più figo. o proprio IJF) comincerà domani, 21 Aprile. Oggi invece c’è stata l’Anteprima. Apertura delle mostre alla Rocca Paolina, nelle interiora di Perugia, tra cui quelle sul terremoto d’Abruzzo di tre volontari: Alì Al-Sumayin, Alessandro Di Maio e Valeria Gentile. Una più bella dell’altra.

Dopo il gelato ai giardini del Pincetto è stato piantato quell’albero dedicato a Peppino Impastato, sradicato a Bergamo qualche tempo fa. A scoprire la targa il sindaco di Perugia e l’organizzatrice del Festival Arianna Ciccone.

Poi tutti alla Sala dei Notari per la Welcome Session. Le centinaia di volontari arrivati da tutto il mondo con spregio ai rutti del vulcano (e con una ventina di coincidenze ferroviarie prese) sono stati divisi in gruppi in base a ciò di cui si occuperanno. Logistica, comunicati stampa, webtv, webradio, liveblogging, webmagazine, fotografia…

Mentre il Barcellona vinceva uno a zero, ascoltavo un po’ annoiato il reading (musicato) di Antonello Caporale di passi dei suoi libri, alla Sala dei Notari. Quando stavo per scappare a vedere quella partita promettente Caporale mi ha folgorato con questa: Prob (Tt= St)=(1-Mt)k. La formula matematica della mediocrità. Ha chiesto a due giovani ricercatori, che guardacaso lavorano in Spagna, di trovare la formula che dimostrasse che la distanza tra il Talento e il Successo è la potenza della Mediocrità. (per la dimostrazione precisa qui: http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=16372). Pappa per la mia esterofilia ma il lieto fine ridimensiona tutto. Caporale rassicura gli aspiranti giornalisti. Ci vuole passione. fatica. e passione.

Pierpaolo Filomeno




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18 aprile 2010

Journalism Lab

Il giornalismo tradizionale sta vivendo una evidente crisi economica e di identità. Il giornalismo che innova e che si trasforma attraverso i nuovi media, internet, sta vivendo una stagione vitalmente evolutiva.  Le nuove generazioni che si avvicinano al mestiere del giornalismo o anche le meno giovani che sanno usare i nuovi strumenti e i nuovi linguaggi dimostrano di avere una capacità diversa di crescita e una velocità di evoluzione non conosciuta al mondo tradizionale.
Per questo il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia ha pensato di realizzare Journalism Lab: un contenitore fisico e concettuale di persone, eventi ed incontri legati al mondo del giornalismo digitale, dei nuovi media, delle scuole di giornalismo, del citizen journalism, dei giornali universitari, delle webradio, delle webtv, di internet e del web 2.0.
Un sottoinsieme della kermesse del Festival che cercherà di esplorare tutto quello che sta trasformando il modo di realizzare, ma anche di consumare l’informazione. Uno spazio che sarà un cantiere aperto e un laboratorio per discutere, condividere e comprendere le modalità e i modelli economici del giornalismo che verrà.




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22 febbraio 2010

LE VOCI GLOBALI AL FESTIVAL

Bernardo Parrella, coordinatore ed editor di Global Voices in Italiano, ci parla del nuovo citizen journalism.
Finalmente le voci globali arrivano anche in Italia. Siete diventati partner della Stampa.it, ma i quotidiani italiani faticano ad entrare nel nuovo mondo del citizen journalism?
Faticano, e non poco, direi soprattutto per la tipica lentezza nostrana nell’abbracciare il cambiamento in generale e in ambito strettamente mediatico per l’altrettanto tipica abitudine a procedure 'top-down', dove sarebbero solo i professionisti dell’informazione a poter informare il cittadino ignorante, e ciò stride ancor più anche rispetto alla scena europea, dove già in Spagna e Francia i citizen media sono assai più presenti e apprezzati da tempo, incluse commistioni con testate tradizionali.
di Serena Schiavone
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21 gennaio 2010

La ‘’redazione G’’

Non si tratta più di convergenza fra carta e web, ma di andare in massa sulla rete, dove batte il cuore dell’ informazione – La ‘’bi-medialità’’ blocca e fa diventare schizofrenici, dice Benoit Raphael, delineando un nuovo modello di redazione (la ‘’Google Newsroom’’, appunto) fatta per l’ 80% di ‘’giornalismo che crea valore’’ e per il restante 20% di supersegretari di redazione e di community manager incaricati della ‘’messa in scena’’ dei contenuti sulla carta e sugli altri supporti
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19 gennaio 2010

Il Festival Internazionale del Giornalismo racconta Maria Grazia Cutuli

Sarà dedicato alla giornalista del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli la nuova edizione del concorso giornalistico “Una storia da raccontare” organizzato dal Festival Internazionale del Giornalismo e dall’Associazione Ilaria Alpi.
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18 gennaio 2010

Si dimezzeranno in 30 anni i lettori di quotidiani in Usa

Nel 2025 la popolazione dei lettori di quotidiani in Usa sarà inferiore di un terzo e fra 30 anni si ridurrà del 50% – Le stime di Alan Mutter in una serie di proiezioni realizzate sulla base dei dati e delle tendenze attuali pubblicate su Reflections of a Newsosaur – La metà dei lettori hanno dai 50 anni in su, anche se questa fascia di età rappresenta solo il 30% della popolazione totale ed è ragionevole arguire che l’ audience globale diminuirà a mano a mano che la vecchia generazione muore – Le variabili dell’ andamento economico e della pubblicità -Il problema per gli editori sarà vedere fino a che punto l’ audience sarà ampia talmente da giustificare le enormi spese di gestione e di funzionamento necessarie per produrre e distribuire un giornale a livello di massa.
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Global Voices on line compie cinque anni

Insieme alle tradizionali feste di fine anno quest'anno va festeggiata una ricorrenza speciale: Global Voices Online compie cinque anni! Era infatti il dicembre 2004 quando il workshop di una giornata dedicato al global blogging alla Harvard University dava il via al progetto Global Voices Online - oggi divenuto una vibrante community inclusiva di una varietà di culture e linguaggi, centrata su specifici progetti che privilegiano i valori umani: sforzo comune di quanti vogliano assumersi la responsabilità per il futuro del mondo e agire di conseguenza.
di Bernardo Parrella
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permalink | inviato da Festivaldelgiornalismo il 4/1/2010 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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